Giuseppe Ricci (Itb) scrive al Ministro Garavaglia: “Direttiva Bolkestein blocca il settore, cappio al collo”

Noi crediamo che sia arrivato il momento di risolvere una volta per tutte, il problema delle proroghe delle concessioni al 2033, come previsto dalla Legge di

Stabilità del 2019. Ma prorogare non significa risolvere, ma spostare più in là nel tempo la soluzione dei problemi di gestione del turismo balneare

Signor Ministro, noi tutti confidiamo in lei e in un cambiamento di passo per lo sviluppo di questo nostro settore vitale per l’economia del Paese: ci ascolti e buon lavoro, grazie.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il presidente di Itb Italia Giuseppe Ricci ha scritto una lettera al neo-ministro Massimo Garavaglia (Lega).

Le scrivo come presidente di una delle storiche associazione di imprenditori balneari italiani oggi, Itb Italia e le scrivo preoccupatissimo della situazione attuale e futura del nostro turismo balneare.

La mia lettera, condivisa da altre associazioni, intende porre all’attenzione delle massime istituzioni l’importanza dell’economia creata dal turismo balneare, basti pensare alle 50 mila imprese balneari esistenti che occupano circa 500 mila fra gestori e collaboratori, una vera risorsa per l’Italia. Un  turismo balneare che richiama, annualmente,  oltre 60 milioni di turisti, circa il 15% delle presenze turistiche complessive del nostro Paese.

Noi crediamo che sia arrivato il momento di risolvere una volta per tutte, il problema delle proroghe delle concessioni al 2033, come previsto dalla Legge di Stabilità del 2019. Ma prorogare non significa risolvere, ma spostare più in là nel tempo la soluzione dei problemi di gestione del turismo balneare.

La vicenda della proroga per le concessioni balneari dura ormai da 14 anni e da molte anni genera problemi, incertezze, limiti agli investimenti e, quindi, alla crescita di questa importante branca della nostra economia.

La Direttiva Bolkestein, come un cappio al collo, limita le possibilità di sviluppo di quello che è, e resta, uno dei più importanti settori da sviluppare ancora. Come si può investire, migliorare i servizi, incrementare i turisti, se ci troviamo bloccati dalla Direttiva Bolkestein?

Noi chiediamo al nuovo governo di dirimere una volta per tutte la questione Bolkestein in sede europea e non di far finta di nulla come i precedenti governi. Bisogna una volta per tutte assumere una decisione finale: le imprese balneari sono o non sono una risorsa del paese da salvaguardare? Se sì, cosa si deve fare? La nostra Associazione, come molte della altre, ritiene che l’unica via di uscita sia di procedere con la sdemanializzazione delle aree che ormai risultano urbanizzate dalle nostre strutture regolarmente insediate, nel rispetto dei piani regolatori locali

La sdemanializzazione comporterebbe i seguenti risultati:

  1. La possibilità per gli imprenditori balneari di investire su beni e strutture che rimarranno loro per sempre e non messe all’asta, quasi fossero dei falliti.
  2. Assicurare ai turisti servizi più mirati e di miglior livello, facendo investimenti e portando sulle spiagge servizi che oggi non possono essere sviluppati , proprio per mancanza di certezze.
  3. Sviluppare una crescita dell’indotto in termini di presenze e consumi sul territorio, sia delle aziende operanti nel settore alberghiero e in quelli del divertimento e della ristorazione dei territori limitrofi.
  4. Portare, cosa assolutamente necessaria, l’estensione al 2033 (per il momento) delle attuali concessioni
  5. Assumere una decisa presa di posizione di rifiuto nei confronti della Direttiva Bolkestein in quanto non contempla, in realtà, il nostro settore.
  6. Ripristinare l’articolo 37 del e l’articolo 10 Legge 88/01 con immediato riordino del settore e dei canoni demaniali per i soli pertinenziali, senza, così penalizzare nessuno