Mauro della Valle presidente Federazione Imprese Demaniali

LA LEGGE ITALIANA PREVALE SULLA BOLKESTEIN LO CONFERMA IL TAR DI LECCE 

Con sentenze nn. 71, 73 e 75 del 15.1.2020 la I Sezione del TAR Lecce, Pres. Est. Antonio Pasca, ha accolto tre ricorsi proposti da altrettanti stabilimenti balneari, difesi dall’Avv.ti Leonardo Maruotti, avverso i
provvedimenti del Comune di Lecce che hanno disposto il rigetto delle istanze di proroga delle concessioni demaniali sino al 31 dicembre 2033 ed hanno ‘offerto’ ad ogni singolo concessionario due opzioni.
La prima riguardante la possibilità di avvalersi dell’art. 182, comma 2, della l. n. 77 del 17 luglio 2020 (con il quale viene stabilito che, attraverso il pagamento anticipato del canone demaniale per l’anno 2021, si sarebbe potuto utilizzare l’area) ma, in tal caso, il Comune non avrebbe rilasciato il titolo edilizio che sarebbe, però, scaduto il 31 dicembre 2020.
La seconda riguardante la possibilità di avvalersi di una c.d. proroga tecnica di tre anni e, in tal caso, il Comune avrebbe rilasciato il titolo edilizio ma il concessionario avrebbe dovuto espressamente rinunciare
ad utilizzare l’area al termine di tale periodo e avrebbe dovuto effettuare il monitoraggio dell’erosione dell’area in concessione (attività di competenza esclusiva del Comune e della Regione).
A sostegno del ricorso, è intervenuta la Federazione Imprese Demaniali, difesa dagli Avv.ti Federico Massa e Francesco G. Romano, poiché il provvedimento comunale aveva effetti catastrofici sulle imprese
balneari del litorale che non potevano programmare alcun investimento e avrebbero dovuto rinunciare ad ogni eventuale pretesa futura sul bene.

Gli avvocati Leonardo Maruotti, Federico Massa e Francesco G. Romano che hanno rappresentato in giudizio i concessionari e la Federazione Imprese Demaniali, così commentano la sentenza del TAR che ha accolto i ricorsi: “il TAR Lecce non ha negato la necessità di un intervento del legislatore nazionale per una complessiva riforma della disciplina normativa di settore tale da superare definitivamente le ragioni di contrasto che la Commissione Europea ha segnalato fra la vigente legge nazionale e la direttiva comunitaria; ma ha rilevato che la direttiva comunitaria di riferimento non presenta i caratteri di puntuale definizione dei contenuti precettivi tale da consentirne una certa ed uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale.
Sicché, in definitiva, quella nazionale è l’unica disciplina vigente e dunque non può essere riconosciuta agli enti territoriali la potestà di individuarne, arbitrariamente, una diversa; perché una simile impostazione
produrrebbe inevitabilmente situazioni di ingiustificata disparità fra soggetti imprenditoriali che operano nelle medesime condizioni.
Questo è il punto: il Comune di Lecce ha assunto determinazioni che hanno la pretesa di “giustificarsi da sé”, prive di riferimento ad un dato normativo di carattere generale, così ingiustamente penalizzando i
concessionari che operano nel territorio comunale; addirittura inventando un sistema di possibili opzioni alternative che di fatto introducono arbitrarie differenziazioni anche fra gli operatori che operano nello stesso territorio comunale, in sostanza con una sorta di premialità per l’ opzione più gradita alla Amministrazione medesima.
Paradossalmente, ma non tanto, la migliore conferma della fondatezza dell’affermazione del Giudice Amministrativo secondo la quale non può non valere l’applicazione dell’unica disciplina normativa vigente, che è quella nazionale, sta proprio nella intrinseca irrazionalità/irragionevolezza della pretesa del Comune di Lecce di arbitrariamente differenziare l’attività amministrativa in funzione dell’adesione o meno al modello prescelto; così negando il principio fondamentale di uno stato di diritto, che impone, si pensi all’art. 3 della Costituzione, il trattamento uniforme delle situazioni uniformi. Unica garanzia di legalità, che è il contrario della arbitrarietà, dell’azione amministrativa.”
Esprime entusiasmo anche il Presidente della Federazione Imprese Demaniali, Mauro Della Valle, per il risultato dei propri associati e dell’intero comparto demaniale; la sentenza, infatti, consente di tirare un
sospiro di sollievo alle migliaia di famiglie balneari che si stavano vedendo costrette a consegnare le chiavi dei propri stabilimenti e che non potevano neppure andare a richiedere l’accesso al credito né accedere
alle misure di finanziamento. Il Tar Lecce ha dato un segnale chiaro ai Comuni che non vogliono applicare la normativa nazionale anche al fine di evitare disparità di trattamento.