La proposta Centinaio per uscire dalla Bolkestein: Chiedo l'appoggio di tutte le associazioni di categoria

Il senatore Gian Marco Centinaio, padre della legge 145/2018, che ha permesso l'estensione delle concessioni al 2033, seppur non applicata in diversi comuni italiani che hanno preferito fantasiose proroghe tecniche, ha elaborato una proposta da presentare in Europa. Il documento articolato è stato redatto dall'avvocato Cristina Pozzi e indica la via di uscita dalle gare pubbliche.

Di seguito i punti di maggior interesse:

A) sulle concessioni balneari italiane insistono competenze concorrenti di Stato, Regioni e Comuni, il che rende necessaria una riforma condivisa;
UN PRIMO ELEMENTO DI ATTENZIONE - non colto pienamente neppure dalla Corte di Giustizia nella Sentenza Promoimpresa - è costituito dalla necessità di evidenziare come sulle concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo siano competenti diversi Enti e come si intersechino sulle aree oggetto delle stesse anche strumenti amministrativi di grado e finalità diverse (financo quelli urbanistici).

B) la legge 145/18 non ha istituito una proroga automatica ma un periodo transitorio, necessario a realizzare una riforma complessa;
La Legge 145/18 ha esteso la durata delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo al 31 dicembre 2033, operando nell’unico senso possibile, al fine di poter svolgere le necessarie analisi preliminari ad un intervento organico sulla materia.
Una di queste analisi è inerente alla verifica della scarsità delle risorse: Non esiste oggi alcuna definizione di “scarsità delle risorse naturali”. La direttiva  123/2006/CE, infatti, si limita ad affermare che “qualora” la risorsa naturale sia scarsa, allora occorrerà effettuare una selezione. La mera ascrizione delle spiagge alle risorse scarse, così come effettuata sino ad ora, appare ben poco attinente alla situazione, quantomeno dell’attuale mercato e del singolo Paese in particolare Apparirebbe più consono, anche in considerazione della ratio della disposizione, interpretare tale formula come riferita alla scarsità delle risorse naturali, intese come quelle effettivamente esauribili: sarebbe ben condivisibile, così, la necessità di una valutazione attenta della scelta del soggetto che potesse sfruttare tali risorse, proprio nella considerazione della loro temporaneità e del fatto che si tratta di beni finiti. Non esistono allo stato documenti che possano suffragare la definizione delle spiagge quali risorse scarse, mentre esistono studi che dimostrano il contrario (INAIL - documento relativo alle disposizioni Covid Toscana 2020).

C) il mercato italiano non è chiuso perché esistono procedure comparative per concessioni in aree nuove ed è in ogni caso possibile per un terzo acquisire le concessioni esistenti e il compendio aziendale connesso a prezzi di mercato: Il mercato italiano del settore balneare non appare “chiuso” sotto diversi profili.
In primis, esistono già selezioni nella forma dell’evidenza pubblica, riferite a quelle concessioni che non erano vigenti alla data della abrogazione del diritto di insistenza. Pertanto non può oggi dirsi che l’assegnazione delle concessioni nuove avvenga secondo criteri ostativi all’accesso al mercato.
Inoltre, vi sono aree che sono ancora disponibili e concedibili: non è attualmente possibile conoscere il dato esatto della precisa consistenza di tali aree, che potrà essere appurato proprio dalla mappatura prevista dalla Legge 145/18 (elemento che ha fondato la scelta della legge 145/18 che ha istituito un periodo transitorio proprio per poter acquisire tale dato, di carattere preliminare a qualsivoglia riforma). Inoltre esiste un vero e proprio mercato delle concessioni balneari, poiché è ben possibile per un terzo ottenere una concessione demaniale, acquisendo il compendio societario sullo stesso insistente (ed ottenendo l’autorizzazione dell’amministrazione concedente) a prezzi di mercato e nella considerazione ed attualizzazione del valore aziendale dell’impresa insistente sulla concessione stessa.

Molto importante il  fatto che le imprese balneari hanno, inoltre, una serie di compiti di carattere pubblicistico e necessitano di una serie di autorizzazioni ulteriori rispetto alla mera concessione (obblighi in materia di salvataggio, primo soccorso, pulizia ed igiene delle spiagge e degli arenili, tutela della pubblica incolumità, garanzia di accesso alle strutture per i disabili, allacciamento alle reti idriche e fognarie). Quindi sebbene siano riconducibili alle autorizzazioni, hanno caratteristiche del tutto peculiari, tali da far dubitare di una loro effettiva possibile armonizzazione.

D) la direttiva servizi non è applicabile in quanto non direttamente applicabile ed efficace e poiché il recepimento ex D. lgs 59/10 non è un corretto recepimento;

E) Il fulcro su cui ruota la proposta che dimostra che gli stabilimenti balneari non debbano andare a gara è ritenere infatti che una classificazione sistematica delle direttive metterebbe in evidenza che le norme del Trattato alle quali occorrerebbe far riferimento per disciplinare in sede europea le concessioni balneari non sono né quelle in materia di servizi, né quelle in materia di diritto di stabilimento, bensì l'art. 352 del TFUE,  secondo cui «1. Se un'azione dell'Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai trattati, per realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate. Allorché adotta le disposizioni in questione, secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio delibera altresì all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo. 2. La Commissione, nel quadro della procedura di controllo del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5, paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, richiama l'attenzione dei parlamenti nazionali sulle proposte fondate sul presente articolo. 3. Le misure fondate sul presente articolo non possono comportare un'armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nei casi in cui i trattati la escludono».

F) la riforma delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo può essere più proficuamente svolta solo nel più ampio ambito della revisione delle norme in materia di demanio marittimo, anche per esigenze di adeguata revisione delle norme in materia di indennizzo per il concessionario uscente e di tutela del mare.

La proposta è
1) APRIRE UN IMMEDIATO DIALOGO CON LA COMMISSIONE PER ESPLICARE LE PECULIARITA DEL NOSTRO MERCATO EVIDENZIANDO LE RAGIONI DI DIRITTO EUROPEO CHE PORTANO A CONCLUDERE CHE LE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME AD USO TURISTICO RICREATVO DEVONO ESSERE ESCLUSE DALLA APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA SERVIZI
2) RICONVOCARE IL TAVOLO INTERMINISTERIALE E PROSEGUIRE NELLA RIFORMA AVVIATA
3) RIPRENDERE IL PRIMO DPCM GIÀ PRONTO AL FINE DI CHIUDERE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE
4) APRIRE LA RIFORMA A QUELLA COMPLESSIVA DEL DEMANIO MARITTIMO


Alleghiamo qui il documento originale.   8 Marzo 2021