Confermata la validità della 145/2018 e l'estensione delle concessioni al 2033.

Tar Lecce: attuare la Bolkestein revocando temporaneamente le delega attribuita alle regioni e poi ai comuni.



In data odierna il Tar di Lecce ha emesso tre sentenze che segnano altrettante vittorie a favore dei balneari italiani. Si tratta dei provvedimenti nr. 00263/2021, nr.00268/2021 e nr. 00259/2021. Inoltre segnaliamo un'ulteriore sentenza la nr. 00245/2021 pubblicata il 12 febbraio. Tutte queste pronunce confermano la validità dell'estensione delle concessioni al 2033 affermando che la legge nazionale 145/2018 è l’unica normativa che possa applicarsi nella specie, attesa la prevalenza della legge nazionale sulla direttiva Bolkestein, che non è self-executing e pertanto non è suscettibile di diretta ed immediata applicazione per difetto dei presupposti, necessitando di apposita normativa nazionale attuativa e di riordino del settore e traducendosi in tal modo la cd disapplicazione in evidente mera violazione della legge . Le pronunce sopra riportate seguono la recente giurisprudenza del Tar Lecce (T.A.R. Lecce, sent. n. 1321/2020) . Il relatore di tutti i provvedimenti è il Presidente Antonio Pasca, ormai famoso tra i balneari.


Qui viene esaminato il ricorso  nr. 00263/2021 che vede Heiwa S.r.l.  contro il Comune di Lecce, per l'annullamento:

- della nota prot. n. 139005 del 23.11.2020, con cui il Comune di Lecce ha rigettato l'istanza ex art. 1, co. 682 e 683, l. n. 145/18 avanzata in data 09.04.2019 (ed acquisita al protocollo dell'Ente con il n. 52454) per la proroga della concessione demaniale marittima n. 03/08, contestualmente fissando la data del 30.11.2020 (poi successivamente prorogata al 07.12.2020) quale termine ultimo affinché la società comunichi “a) se intenda avvalersi della facoltà di cui all'art. 182, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19.5.2020, convertito nella legge n. 77 del 17.7.2020 e cioè se intenda “proseguire la propria attività mediante l'uso di beni del demanio marittimo” (…) tenendo in ogni caso presente che il titolo edilizio-paesaggistico che autorizza le strutture precarie ed amovibili è collegato alla scadenza del titolo concessorio” ovvero “b) se non intenda avvalersi della facoltà ex art. 1832, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19.5.2020, convertito nella legge n. 77 del 17.7.2020, intendendo invece proseguire l'attività previo rilascio da parte dell'ufficio di provvedimento disponente la proroga tecnica per un periodo di anni tre e quindi fino al 31.12.2023 (…) tenendo conto che in tal caso anche il titolo edilizio-paesaggistico che autorizza le strutture precarie ed amovibili è prorogato fino alla nuova scadenza della concessione demaniale marittima”;

- della nota del 17.12.2020 con cui il Comune di Lecce ha respinto l'istanza di annullamento in autotutela formalizzata dalla ricorrente in data 05.12.2020;

- della Delibera di G.C. n. 342 del 11.11.2020, con cui l'organo esecutivo del Comune di Lecce ha dato un indirizzo all'Ufficio in ordine alla posizione da assumere con riferimento alle istanze di proroga delle concessioni demaniali;

- di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale ancorché non conosciuto ed, in particolare, ove occorra, del provvedimento prot. n. 0141607 del 27.11.2020 di proroga del termine per la risposta all'interpello (affinché non si formi acquiescenza), dei titoli e delle concessioni rilasciate in favore della ricorrente ove gli stessi possano intendersi rilasciati “a termine” o sottoposti “a condizione”;

nonché per l'accertamento e la declaratoria

del diritto della Heiwa srl ad ottenere un formale atto di proroga della concessione demaniale sino alla data del 31.12.2033, in applicazione dell'art. 1, co. 682 e 683, l. n. 145/18.


Riportiamo alcuni passaggi molto importanti:


osserva il Collegio (per mero dovere di completezza, non risultando dedotto specificamente il vizio di eccesso o difetto di delega e di incompetenza) che appare evidente, proprio in ragione della caotica situazione in atto (caratterizzata da un dilagante aumento del contenzioso avviato dai titolari di concessioni demaniali e financo dall’Anti-Trust), che l’attuazione della direttiva Bolkestein nella specifica materia non possa che realizzarsi attraverso la previa approvazione di una preliminare normativa che preveda l’immediata revoca - ancorché temporanea - della delega originariamente attribuita alle regioni e poi ai comuni per la gestione delle attività amministrative connesse alle concessioni demaniali in questione, e ciò al fine di pervenire ad una disciplina unitaria e coerente idonea ad evitare ingiustificata disparità di trattamento da comune a comune ed al fine di arginare l’inevitabile proliferare del contenzioso.

In proposito deve aggiungersi che, quandanche volesse ritenersi che l’attività di attuazione della direttiva possa rientrare nelle ordinarie attività amministrative connesse alla gestione delle concessioni e oggetto della delega conferita a regioni e comuni (circostanza della quale può seriamente dubitarsi, trattandosi di attività straordinaria connessa all’adempimento di obblighi U.E. e quindi ultronea rispetto all’ambito della delega conferita), occorre ricordare che proprio l’esigenza di assicurare l’adempimento di obblighi derivanti dall’adesione alla U.E. o da accordi internazionali costituisce - secondo il nostro ordinamento costituzionale - limite oggettivo alla stessa potestà legislativa delle regioni e financo di quelle ad autonomia differenziata. Ciò induce a ritenere che difetti in capo al singolo comune e al Dirigente comunale il potere di provvedere in materia.



g). Al fine di assicurare ottemperanza alla direttiva e di scongiurare l’avvio della procedura di infrazione, che costituisce la naturale conseguenza della richiesta di chiarimenti rivolta allo Stato Italiano dalla Commissione Europea, occorrerebbe la tempestiva approvazione di una normativa che preveda, oltre ad una preliminare proroga tecnica delle concessioni in atto per almeno un triennio, regole uniformi per l’intero territorio nazionale che stabiliscano per le nuove concessioni da attribuirsi a seguito di gara ad evidenza pubblica:

1) la durata delle stesse (che dovrà essere tale da garantire l’ammortamento degli investimenti effettuati);

2) la composizione delle commissioni di gara;

3) i requisiti soggettivi e oggettivi di partecipazione;

4) le forme di pubblicità (anche a tutela degli interessi transfrontalieri);

5) i criteri di selezione (atteso che la giurisprudenza amministrativa ha già evidenziato l’illegittimità del riferimento normativo al codice degli appalti, dovendosi avere a parametro il Codice della Navigazione); In tal senso la recente sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, 9.12.2020, n. 7837.

6) la modifica delle norme del Codice della Navigazione in tema di indennizzo;

7) la previsione di un procedimento amministrativo che consenta di quantificare, in contraddittorio e secondo regole certe, il relativo importo per ciascuna concessione;

8) la previsione di norme a tutela del legittimo affidamento per rapporti concessori sorti in epoca precedente alla data di adozione della direttiva servizi.

In sede di normativa di riordino del settore, sarebbe peraltro auspicabile prevedere il necessario ed inscindibile collegamento tra concessione e titolo edilizio, abbandonando - anche sul piano delle competenze - il doppio e parallelo procedimento e prevedendo una autorizzazione integrata demaniale con valenza edilizia e paesaggistica.


 News Balneari 15 febbraio 2021